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Alleanza anglo-sovietica
Massima estensione territoriale dell'asse
Prima importante sconfitta tedesca (Stalingrado)
Sconfitte giapponesi nel Mar dei Coralli e nelle isole Midway
Sconfitta dell'asse a El Alamein

 

 

Fronte orientale

Hitler decise per una nuova offensiva appena possibile spintoOffensiva_tedesca_1942_th anche dai suoi consiglieri economici i quali prevedevano che senza il petrolio, il grano e le altre materie prime del Caucaso, la Germania non avrebbe potuto sostenere lo sforzo bellico, ma quasi tutti i suoi generali conoscendo le condizioni critiche dell’esercito dopo l’offensiva fallita l’anno prima erano contrari, alcuni si dimisero come Rundstedt, altri li allontanò il fuhrer personalmente. L’attacco si sarebbe effettuato solo a nord e nel Caucaso, tralasciando il centro, questo evidenziava la carenza di riserve nell’esercito tedesco dovuta al dissanguamento delle offensive predenti. Lo scontro iniziò con degli attacchi di preparazione in Crimea il 7 maggio, le resistenze russe furono rapidamente travolte, ad esclusione della piazzaforte di Sebastopoli, con l’occupazione della città di Kerč il 16 maggio, tutta la penisola fu in mani naziste. Questo attacco avrebbe dovuto agevolare la grande offensiva del Caucaso. Nel frattempo il 12 maggio i russi scatenarono un offensiva nel settore di Charkov condotta dal maresciallo Timošenko, inizialmente i russi ebbero la meglio ma le loro riserve erano ancora poche, vennero ben presto arrestati. Hitler decise di iniziare l’offensiva contro il saliente di Izjum un giorno prima del previsto, per sfruttare il passo falso sovietico, in breve la controffensiva di Bock distrusse due armate e numerose divisioni di altre due, i prigionieri furono 241.000. I tedeschi intanto erano quasi pronti per l’offensiva generale estiva le forze erano divise in due gruppi di armate, A comandato da List e formato dalla 17ª e 11 ª e B guidato da Bock formata dalla 4 ª, 6 ª, 2 ª, e la seconda armata ungherese, il primo si doveva occupare del Caucaso il secondo si doveva muovere verso Kursk e Charkov: il 7 giugno fu il giorno dell’inizio con l’attacco definitivo a Sebastopoli che resistette fino al 4 luglio, il 10 giugno partì l’attacco dal saliente di Izjum, il 28 partì l’offensiva generale, inizialmente sull’ala sinistra la 4 ª armata fu coinvolta in scontri furenti fino a che i russi finirono le riserve dopodichè i tedeschi riuscirono a sfondare tra Kursk e Belgorod e percorsero i 150 Km che li separavano dal Don poi si attestarono sulla difensiva in attesa dell’arrivo della seconda armata ungherese, dopodichè l’attacco procedette verso sud-est. Questo primo attacco massiccio distolse l’attenzione dei russi, quando la prima armata corazzata di Kleist partì dalle zone di Kupjansk travolgendo le deboli difese rimaste dopo il fallito attacco sovietico di maggio, gli attaccanti seguirono a questo punto il corridoio tracciato dei due fiumi Don e Donec il 22 luglio arrivano nei pressi di Rostov che cadde poco dopo, a questo punto le forze tedesche piegarono in direzione sud-est la resistenza sovietica fu scarsa e solo dopo più di 300 km l’avanzata rallentò in maniera significativa, soprattutto per la logistica carente e lo scoppio della battaglia per Stalingrado che assorbì buona parte delle forze tedesche, la catena montuosa del Caucaso inoltre fornì ai difensori la capacità di opporsi con decisione alle divisioni tedesche, dopo aver conquistato i campi petroliferi di Majkop Kleist ricevette nuovi ordini ovvero la conquista di Baku e dei porti di Novorossijsk e Krasnodar, ma i problemi per i tedeschi rimasero ovvero carenza di carburante, terreno sempre difficile e resistenza russa sempre più forte, in ottobre ci fu l’ultimo vano tentativo e il fronte si stabilizzò. Ma a questo punto l’iniziativa passò in mano ai russi con la controffensiva a Stalingrado. Si deve fare un piccolo passo indietro fino al luglio di quell’anno, la sesta armata come già detto era partita in direzione di Stalingrado, sfruttando l’iniziale sbandamento russo dovuto al violento attacco verso sud del forze corazzate di Kleist, ma man mano che l’armata di Von Paulus procedeva incontrava un resistenza sempre maggiore, la mancanza di forze mobili aumentò a dismisura le perdite tedesche in ogni battaglia, il 28 luglio piccole unità dell’armata arrivarono a 65 km dalla città ma solo a fine agosto riuscirono ad iniziare la fase finale dell’attacco, ancora un volta di tipo a tenaglia a nord si trovava la sesta armata e sud la 4 armata corazzata, dal 23 di questo mese i tedeschi si avvicinarono sempre più ma le perdite erano altissime le armi e i mezzi scarseggiavano, la situazione era tale che sarebbe stato opportuno sospendere l’attacco, ma a questo punto entrò in gioco Hitler e la sua testardaggine, non volle essere convinto alla ritirata dai suoi consiglieri, Halder capo di stato maggiore dell'esercito, dopo aver capito che non sarebbe stato in grado di far cambiare idea al capo supremo si dimise, il fuhrer scelse per il suo posto il giovane Zeitzler pensando di poterlo manipolare meglio. Controffensiva sovietica a Stalingrado, clicca per ingrandire

Le cose peggiorarono ancora quando le truppe finalmente entrarono nei sobborghi della città, vennero coinvolte in estenuanti combattimenti casa per casa l’avanzata fu lentissima, quando nonostante tutto le forze russe in città erano arrivate allo stremo delle forze.

Contrattacco Russo a Stalingrado.

Quando i tedeschi erano quasi arrivati a catturare la città partì il poderoso contrattacco delle riserve sovietiche cresciute in maniera esponenziale  al sicuro al di là del Don, il piano fu ideato da Vasilevskij Zukov e Voronovov, nei mesi precedenti i russi avevano saggiato, con piccoli attacchi, le forze nemiche che tenevano il lunghissimo fronte che andava da Stalingrado a Voronez, si accorsero che in buona parte erano composte da truppe degli alleati dei tedeschi e in sostanza di bassa qualità (tra le quali la tristemente famosa Armata Italiana in Russia o ARMIR), decisero quindi di non attaccare direttamente i più forti tedeschi ma usare anche loro un movimento a tenaglia che distribuisse la maggior parte del peso della manovra su queste divisioni, la controffensiva inizio il 19 novembre in pochi giorni gli alleati dei tedeschi crollarono e già il 23 dello stesso mese l’accerchiamento era completo, d’ora in avanti ogni tentativo di rompere l’assedio fu vano. Un ulteriore anello venne creato dai russi con un attacco che partì dalla testa di ponte Serafimovic, a questo punto un tentativo tedesco di fuga dalla città sembrava impossibile. La reazione nazista fu affidata al generale von Mainstein, le forze a sua disposizione erano scarsissime, la sua abilità permise di affondare nel dispositivo russo un profondo cuneo ma non riuscì ad avvicinarsi a sufficienza a Stalingrado. Direttive di attacco sovietiche nella battaglia di Stalingrado, clicca per ingrandire Il 16 dicembre tocco all’ ARMIR ad essere attaccato, un violento bombardamento fece andare in rotta molte unità italiane la successiva avanzata corazzata russa spazzo via il nostro contingente nonostante la strenua resistenza delle divisioni alpine, tridentina Julia e Cuneense, i resti dell'armata cominciarono una difficilissima ritirata senza mezzi e immersa nella neve, dei 220.000 soldati che lo componevano l'Armata Italiana in Russia ne morirono 26.115, 43.166 furono i feriti e 63.684 dispersi o prigionieri.

Churchill, che aveva nuovamente incontrato Roosevelt a Washington nel dicembre 1941, ricevette Molotov a Londra il 21 maggio 1942, e cinque giorni dopo fu conclusa l'alleanza anglo-sovietica. In agosto Churchill si recò in visita a Mosca da Stalin. Nel campo opposto, mentre Germania e Italia seguirono il Giappone nel conflitto contro gli Stati Uniti, i Nipponici si astennero dal dichiarare guerra all'URSS, e conclusero invece con quest'ultima un accordo riguardante le frontiere della Manciuria e della Mongolia. La Germania dedicò ogni sforzo alla guerra sottomarina nell'Atlantico dove 3 milioni di tonnellate di navi alleate furono affondate nel periodo gennaio-luglio e 800.000 in novembre.

Il cancello di AuschwitzLa situazione delle popolazioni ebree e slave si aggravò in tutta l'Europa, a causa del concepimento da parte dello stesso Hitler della "soluzione finale" messa in pratica dalle SS, ciò consisteva nel genocidio di tutti quei popoli considerati inferiori alla razza ariana, in particolare i nazisti si accanirono appunto contro gli ebrei, di questo massacro Primo Levi ce ne da una lucida testimonianza con i suoi due libri "Se questo è un uomo" dove descrive la "vita" nel campo di concentramento e "La tregua" che narra lo sbandamento dei deportati che cercavano il ritorno a casa nell'immediato dopoguerra.

Fronte del pacifico

I Giapponesi conquistarono con una serie di operazioni aeronavali le Filippine, la Malesia (gennaio) e Singapore (febbraio) che divennero basi d'attacco per la conquista dell'Indonesia effettuata fra gennaio e marzo e facilitata dall'annientamento delle forze navali alleate (battaglia del mar di Giava). Ma la reazione degli Alleati si dimostrò efficace; la loro controffensiva nel Mar dei Coralli (maggio) e nelle isole Midway (giugno) a Guadalcanal (agosto) segnò la fine dell'avanzata giapponese.

Fronte africano

AFanti alleati sopravanzano un carro tedesco distrutto fine ottobre si arrestò anche l'avanzata sul fronte dell'africa settentrionale dove le truppe dell'asse persero la decisiva battaglia di El Alamein. L'8 novembre gli Alleati sbarcarono in Marocco e in Algeria. Dopo una breve fase di resistenza fittizia, le truppe francesi di Vichy dell'Africa settentrionale ripresero la lotta schierandosi a fianco degli Alleati e marciarono verso la Tunisia (13 novembre), gli eserciti tedeschi italiani presi tra due fuochi dovettero arrendersi. La reazione di Hitler fu immediata: l'11 novembre la Wehrmacht invase la zona meridionale della Francia, già sotto il controllo del governo di Vichy, mentre forze italiane occuparono Nizza e la Corsica; il 27 novembre il cosiddetto esercito francese d'armistizio fu sciolto e la flotta francese di Tolone si autoaffondò per non cadere nelle mani dei tedeschi.

 

 

 

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